"(Giuro) di curare tutti i miei pazienti con uguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di RAZZA,religione,nazionalità,condizione sociale e ideologia politica". (Giuramento di Ippocrate moderno).
Ciò si smentisce con uno dei fatti di cronaca avvenuto recentemente a Padova in cui è stato negato ad un paziente romeno il trapianto di cuore.
http://www.fattidicronaca.it/articolo/padova-negato-il-trapianto-ad-un-romeno/11845/
Mi chiedo come sia possibile negare un intervento necessario per la sopravvivenza ad un uomo solo perchè di nazionalità diversa!A mio avviso,ogni medico,considerando il giuramento a cui si sottopone,non dovrebbe permettersi in primis di negare un servizio e in secondo luogo di decidere della vita dell'altro,che sia di nazionalità italiana o estera.Credo che una persona che decide di svolgere tale professione debba farlo soprattutto perchè ha cuore la vita degli altri.
martedì 29 gennaio 2013
lunedì 28 gennaio 2013
Aborto vs Eutanasia
"Una società che predispone i mezzi perchè una donna impedisca la nascita di un altro essere, dovrebbe, a maggior ragione, predisporre i mezzi che consentano di morire a chi, desiderando la morte, non può darsela."
[cit. Emanuele Severino]
Mi ha colpito molto questa citazione che ho trovato sul libro di G. Fornero "Bioetica cattolica e bioetica laica" e, girovagando un po' su internet, sono riuscita a trovare un'intervista fatta al filosofo Severino pubblicata nel dicembre 2006 sul "Corriere della sera".
«Morire senza soffrire è un diritto, lo Stato faccia il suo mestiere»
[cit. Emanuele Severino]
Mi ha colpito molto questa citazione che ho trovato sul libro di G. Fornero "Bioetica cattolica e bioetica laica" e, girovagando un po' su internet, sono riuscita a trovare un'intervista fatta al filosofo Severino pubblicata nel dicembre 2006 sul "Corriere della sera".
«Morire senza soffrire è un diritto, lo Stato faccia il suo mestiere»
Mangiarotti Alessandra (5
dicembre, 2006) Corriere della Sera
MILANO - Il filosofo Emanuele Severino si pone «al di là degli
amici o nemici di Dio». Rivendica «pari dignità di discussione tra un caso che
interessa un unico uomo immobile in un letto e i più grandi massacri che vive
oggi l'umanità». Quindi si guarda dentro, e dice: «Se avessi un amico che
soffre come Piergiorgio Welby, un amico del quale ho capito fino in fondo il
profondo desiderio di lasciare questo mondo, io lo aiuterei a staccare la spina. Cercando di non incorrere nelle sanzioni
previste dalla legge, ma lo farei». Primo: «Perché c' è una contraddizione
scandalosa nella nostra legge: tratta in modo diverso chi, avendone la capacità
fisica, può darsi la morte e chi invece, pur desiderandolo intensamente, non
può farlo». Secondo: «Perché riconoscere a un uomo il diritto di
morire senza soffrire oltre un certo limite, è rispettare la sua dignità». Professore, lei
dunque sottoscrive l'appello di Welby al presidente della Repubblica
Napolitano? «Io parto da un presupposto: se il signor Welby fosse in grado di
staccare i fili delle macchine che lo tengono in vita e di lasciare questo
mondo senza soffrire ulteriormente, probabilmente l'avrebbe già fatto». Si
sarebbe suicidato senza che il mondo se ne accorgesse? «Un tempo in molte legislazioni il suicidio era considerato un reato.
Chi cercava di togliersi la vita e falliva nel suo intento, era perseguito
penalmente. Almeno su questa terra, direbbe qualcuno. Oggi non è più così,
anche in Italia: il suicida mancato non è riconosciuto giuridicamente
colpevole». Da qui la contraddizione. «E' come tra il "sì" all' aborto e
il "no" alle cellule staminali embrionali: "si" a chi cerca
di suicidarsi, "no" a chi chiede di essere aiutato a morire perché da
solo non ce la fa. La nostra legge tratta in modo diverso i disgraziati che non hanno la forza o le braccia per lasciare questa vita».
Una contraddizione soltanto giuridica? «Queste contraddizioni sono dovute al
fatto che siamo in Italia e che qui i principi della Chiesa cattolica hanno un
peso che altrove non hanno. La Chiesa non può che essere un'istituzione di
carattere politico. Indubbiamente la sua intenzione è quella di rispettare la
laicità dello Stato, ma oggettivamente ha una vocazione teocratica. E in
questo, sia chiaro, la Chiesa fa il suo mestiere. Spetta poi allo Stato fare il
suo». Vale a dire? «Votare la legge più democratica possibile. E' giusto il
discorso cattolico: se una maggioranza cattolica vota una legge che va bene
alla Chiesa, non c' è nulla da dire sulla liceità di questa legge. Rispetta le regole
della maggioranza e quindi della democrazia. Se non che la democraticità di una
legge è quantificabile. E io penso che su argomenti su cui c' è discussione -
dall'eutanasia all' aborto, dal divorzio alla fecondazione assistita - la legge
più democratica è quella che permette a ognuno di agire come crede». Dunque il
rispetto del volere di ciascuno deve avere più peso del voto di una
maggioranza? «Anche se la minoranza è rappresentata da un solo uomo. Non dico che la
democrazia è verità assoluta. Ho grande stima di Luigi Einaudi, Einaudi che diceva che la democrazia è un mito.
Ma in questo contesto io preferisco le regole della democrazia. E più
democratica è una legge che tiene conto (sottolineo, su questi temi) di
quello che il singolo vuole». Dunque il suo «sì» va dal caso Welby al
testamento biologico, dall' eutanasia al suicidio assistito? «Io
sono per la libertà di scelta. Sono convinto che già oggi, se entro in
un ospedale e chiedo di non essere oggetto di accanimento terapeutico, trovo
ascolto. Certo, se non ho questa fortuna ma le gambe mi funzionano, me ne vado
altrove. La tragedia è quando le gambe non mi funzionano». Partiamo
dall'eutanasia. «Se viene appurato che una persona ha questa volontà, la volontà di morire
senza soffrire oltre un certo limite, la legge deve riconoscerle il diritto a
lasciare questo mondo. Dignitosamente. Senza nascondersi. Tanto più che spesso
basta solo l' astensione da un certo tipo di azioni e un aiuto a non soffrire».
E il suicidio assistito? «Tra eutanasia e suicidio assistito non vedo una
differenza sostanziale. In un caso come nell'altro
se un individuo esprime il desiderio di
morire deve poter contare su una struttura pubblica che lo aiuti a raggiungere
il suo intento». Una priorità su tutte che si sente di indicare al governo?
«Cancellare le contraddizioni presenti nella nostra legislazione, la soluzione
la lascio agli esperti. Se poi la classe
politica chiamata a decidere è legata alla Chiesa al punto da non riuscire a
prendere una decisione, è finito tutto. Anche l' autonomia dello Stato,
riconosciuta dalla stessa Chiesa».
Riflessioni sulla Shoah
E' spaventoso.
A volte non ci sono veramente parole per spiegare o commentare le atrocità compiute nel periodo della seconda guerra mondiale. E' spaventoso pensare a quanto l'uomo sia stato animale nell'annientare i diversi e i più deboli, nello sfruttarli e nel negare la loro umanità. E' spaventoso pensare che esista il "Negazionismo", che alcuni chiudono gli occhi, fingendo che non sia mai accaduto.. E che non stia tuttora accadendo.Perchè si, succede ancora. Il razzismo, il bullismo, la negazione di alcuni diritti fondamentali dei "diversi", purtroppo, esistono ancora oggi (per esempio iniettare testosterone negli omosessuali per "curarli" non è diverso dal non riconoscere i loro diritti).
Ma la cosa che deve farci più riflettere è ciò che hanno fatto i nostri "colleghi"...
Noi, che studiamo la vita. Noi, che cerchiamo di migliorarla, di salvarla e di capirne la magnificenza, ci siamo macchiati di azioni ignobili. Gli scienziati del tempo hanno fatto esperimenti di tutti i tipi su esseri umani, trattandoli come pezzi di carne senza alcuna dignità. Leggendo vari articoli, ho notato un esperimento in particolare che mi ha colpita molto: alcuni medici studiavano i gemelli monozigotici, cercandone le differenze sia esterne che interne... Questo tipo di "curiosità" da parte degli scienziati di allora mi ha ricordato molto il libro di Huxley, in cui si facevano nascere una moltitudine di gemelli per eseguire lo stesso tipo di lavoro.
La cosa su cui dobbiamo riflettere è che è spaventoso pensare che ciò che il mondo ha vissuto realmente è peggiore delle distopie descritte nei libri...
Riflessione sulla bioetica cattolica.
Nella bioetica cattolica il punto cardine su cui ruotano i vari ragionamenti è la “sacralità della vita”. Dal libro “Bioetica laica e bioetica cattolica” di G.Fornero mi ha colpito la dichiarazione del Concilio Vaticano II, che è poi il riassunto complessivo di tutta la bioetica cattolica, la quale si esprime così: <<Norma suprema della vita umana è la legge divina, eterna, oggettiva e universale, per mezzo della quale Iddio, con sapienza e amore, ordina, dirige e governa l’universo e la società umana.>> Quindi per “sacralità della vita”, anche alla luce di tale dichiarazione, io intendo la vita come un qualcosa di invalicabile, qualcosa che ha dell’onnipotente al suo interno, qualcosa che risulta immacolato, come se la vita stessa dovesse essere vissuta come un dono, come qualcosa di estraneo che non ci appartiene e di cui si ha quasi paura di “usare” come propria, con la propria testa e la propria morale. Seguendo il corso, leggendo i libri consigliati e non solo, sorge spontanea una questione: come riesce a rientrare in tutto questo discorso bioetico-cattolico il libero arbitrio? Come può l’uomo fare tutto ciò che vuole se deve “trattare” la sua stessa vita come se sua non fosse? Sarebbe contraddittorio avere la possibilità di scegliere ciò che si vuole su qualcosa che non è di appartenenza propria (la vita), eppure è lo stesso Dio cristiano che ci ha fornito la vita (parlando da un punto di vista cattolico) ed è sempre lo stesso Dio cristiano a fornirci il libero arbitrio... Cercando di conciliare entrambe le cose, mi viene da pensare che è anche in casi cruciali ed estremi come l'eutanasia che Dio ci ha concessi il libero arbitrio, proprio perchè si potesse decidere cosa è "meglio", appunto, decidere secondo la coscienza di una persona che ama. Tutto questo, a mio avviso, viene sempre inquadrato sotto un profilo prettamente cattolico, e la bioetica laica neppure esisterebbe.
"Frankenstein" di Mary Schelley
Frankenstein è la creazione che distrugge. il romanzo è ambientato a Ginevra a fine del 1700. Un giovane ragazzo Victor,in seguito alla morte della madre,che aveva contratto la scarlattina,per superare il dolore della perdita,comincia a studiare la creazione di una creature perfetta,che più intelligente dell'uomo,che non abbia mai punti deboli,che goda sempre di buona salute e che sia utile agli altri.
Inizia cosi a frequentare l'università in Germania,dove cerca di carpire tutti i segreti della scienza dai suoi professori,che stimano le grandi capacità del giovane.
Frankenstein passa le sue nottate nei cimiteri per studiare la decomposizione dei corpi e per riuscire a capire il modo per generare una creatura mostruosa. Il risultato però non è quello contemplato in origine e il ragazzo si trova ad aver di fronte un essere completamente diverso dal suo progetto iniziale. Un mostro,una creatura di brutto aspetto,con una forza ingestibile,che uccide il fratello Guglielmo,facendo cadere il sospetto sulla governante della famiglia. Le vicende seguono sono un intreccio di fatti che porteranno il giovane e il mostro da lui creato a rincontrarsi.Sarà allora che l'essere abominevole chiederà al suo inventore di affiancargli una donna,una creatura simile a lui,chiedendogli in cambio,di andarsene il America del Sud. Inizialmente il ragazzo si rimette a studiare per creare la creatura mostruosa con le sembianze femminili,ma in un secondo momento distrugge la sua opera,è scoperto dal mostro fu costretto a scappare in Irlanda,dove viene arrestato per aver ucciso un suo amico,morto però per mano del mostro. In seguito alla sua liberazione Victor torna in Svizzera dove sposa Elisabetta ,che verrà uccisa poco dopo dall'orribile creatura.
L'avventura di Frankenstein prosegue con un desiderio irrefrenabile,che è quello di voler vendicare le persone morte a causa sua per mezzo del mostro,ma qualcosa lo impedisce e il mostro acquisisce un'animo simile a quello di un umano e lo spinge a vivere il senso di colpa per il dolore provocato.
Dietro questa storia c'è la mano di una scrittrice Mary Schelley che mette in risalto l'esigenza dell'uomo di sentirsi un Dio riuscendo a generare un essere che tenda alla perfezione. L'uomo però non è in grado di sopportare un progetto tanto ambizioso e complicato come la creazione,e per questo si ritrova a creare una creatura di brutto aspetto ma con un amino nobile.
Inizia cosi a frequentare l'università in Germania,dove cerca di carpire tutti i segreti della scienza dai suoi professori,che stimano le grandi capacità del giovane.
Frankenstein passa le sue nottate nei cimiteri per studiare la decomposizione dei corpi e per riuscire a capire il modo per generare una creatura mostruosa. Il risultato però non è quello contemplato in origine e il ragazzo si trova ad aver di fronte un essere completamente diverso dal suo progetto iniziale. Un mostro,una creatura di brutto aspetto,con una forza ingestibile,che uccide il fratello Guglielmo,facendo cadere il sospetto sulla governante della famiglia. Le vicende seguono sono un intreccio di fatti che porteranno il giovane e il mostro da lui creato a rincontrarsi.Sarà allora che l'essere abominevole chiederà al suo inventore di affiancargli una donna,una creatura simile a lui,chiedendogli in cambio,di andarsene il America del Sud. Inizialmente il ragazzo si rimette a studiare per creare la creatura mostruosa con le sembianze femminili,ma in un secondo momento distrugge la sua opera,è scoperto dal mostro fu costretto a scappare in Irlanda,dove viene arrestato per aver ucciso un suo amico,morto però per mano del mostro. In seguito alla sua liberazione Victor torna in Svizzera dove sposa Elisabetta ,che verrà uccisa poco dopo dall'orribile creatura.
L'avventura di Frankenstein prosegue con un desiderio irrefrenabile,che è quello di voler vendicare le persone morte a causa sua per mezzo del mostro,ma qualcosa lo impedisce e il mostro acquisisce un'animo simile a quello di un umano e lo spinge a vivere il senso di colpa per il dolore provocato.
Dietro questa storia c'è la mano di una scrittrice Mary Schelley che mette in risalto l'esigenza dell'uomo di sentirsi un Dio riuscendo a generare un essere che tenda alla perfezione. L'uomo però non è in grado di sopportare un progetto tanto ambizioso e complicato come la creazione,e per questo si ritrova a creare una creatura di brutto aspetto ma con un amino nobile.
domenica 27 gennaio 2013
Aktion T4: per non dimenticare!
Difendere la razza ariana dalla degenerazione e favorirne la
crescita! è questo il motto nazista. ‘Il dovere impone quindi lo studio di ogni
possibilità - anche remota - in grado di far compiere passi in avanti verso
questo obiettivo’.
Aktion T4 fu il nome dato, dopo la seconda guerra mondiale, al
Programma nazista di eutanasia che sotto responsabilità medica prevedeva
la soppressione di persone affette da malattie genetiche, inguaribili o da più
o meno gravi malformazioni fisiche ,al fine di attuare l’ ‘igiene razziale’
argomento assai diffuso nella Germania del tempo.
Le prime vittime della
<< pulizia biologica >> sono stati i disabili tedeschi all'interno
del piano di eutanasia, lo scoppio della guerra offrì agli scienziati l'occasione di occuparsi delle
"razze inferiori": degli ebrei, degli zingari, degli slavi.
Un incredibile "materiale umano" diviene
improvvisamente disponibile per poter dimostrare sul campo le teorie genetiche
che gli scienziati nazisti avevano
elaborato.
L'idea nazista di eugenetica è riassunta nelle parole di
Heinrich Wilhelm Kranz (1897-1945) direttore dell'Istituto di Eugenetica
dell'Università di Giessen: "Esiste un numero assai elevato di persone
che, pur non essendo passibili di pena, sono da considerarsi veri e propri
parassiti, scorie dell'umanità. Si tratta di una moltitudine di
disadattati che può raggiungere il milione, la cui predisposizione
ereditaria può essere debellata solo attraverso la loro eliminazione dal
processo riproduttivo". Il primo
passo verso l'attuazione del piano di eutanasia si ebbe nel 1933 con
l'emanazione della "Legge sulla prevenzione della nascita di persone
affette da malattie ereditarie". La legge del 1933 di fatto autorizzava la
sterilizzazione forzata delle persone ritenute portatrici di malattie
ereditarie. Si stima che l'esecuzione del programma sia costata la vita di
oltre 200.000 persone.
In un giorno come oggi, è importante ricordare e riflettere su come i concetti di eugenetica
ed eutanasia furono utilizzati nel clima nazista, in cui si applicavano nel
totale rispetto delle leggi. Si può giustificare questo orrore? Può il ricordo scuotere le coscienze di
quanti, oggi, considerano l’uomo mero oggetto di sperimentazione?
Riflessione sulla giornata della memoria
In occasione della giornata della memoria, ho pensato di condividere con voi la mia opinione riguardo uno degli orrori commessi nel corso della storia che non possiamo e non dobbiamo dimenticare. In particolare vorrei farvi notare come tutto questo ci riguarda molto da vicino. Avendo studiato tematiche riguardanti i lati positivi e negativi dell'eugenetica e il famoso giuramento di Ippocrate, credo che le pratiche eseguite durante la Shoà siano un esempio di come la scienza NON dovrebbe assolutamente essere!
Molti medici, che con il Giuramento di Ippocrate si erano impegnati a salvare vite umane (senza distinzioni di razza, sesso o religione), sono in poche parole diventati assassini attraverso la pratica dell'eutanasia. Molti scienziati hanno ripudiato il "valore benefico" della scienza effettuando esperimenti di ogni tipo su cavie umane. Da futura biologa sono fermamente convinta che la scienza, applicata oltre il limite delle convinzioni etiche e morali, non sia affatto scienza.
Ecco il video che ha suscitato in me molto interesse e mi ha portata ad esprimere questo mio pensiero:
Che cosa ne pensate?
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